Einaudieditore Vs Me
Non avrei mai immaginato di dover scrivere ste righe. Ma dopo un mese di lavoro intenso e aver messo in consegna tutto quello che mi ha fatto sputare sangue per quest’ultimo mese, oggi ho deciso di non fare nulla. Il non fare nulla spesso ti porta a fare cose inutili o senza senso, del resto è bello proprio questo del non fare nulla.
Oggi vi racconto la querelle tra Mr @einaudieditore vs Mr @zeropregi, che poi sarei io. Una battaglia fatta a colpi di “twit”, innocua ma altrettanto fastidiosa e incredibile.
Tempo fa scrissi un twit in cui più o meno dissi “vaffanculo alla einaudi che ha tradotto l’ultimo libro di Don Wislow in Belve e non in Selvaggi come avrebbe dovuto essere”. Apriti cielo! Lesa maestà! Dall’account di @einaudieditore arrivò l’invito al pubblico ludibrio nei miei confronti. “Sticazzi” pensai io e ovviamente non diedi troppo peso al tutto. Risposi semplicemente col mio diritto di critica, in quanto lettore che ha sborsato 20 euro per un romanzo e che di “vaffanculo” non è morto nessuno. Soprattutto se indirizzato ad una casa editrice e non a una persona in carne e ossa.
Oggi, avendo messo da parte, la polemica di uno o due mesi fa, essendo ancora un lettore compulsivo e comprando tuttora parecchi libri alla Einaudi (però evidentemente sono un consumatore non un uomo) ho rivolto via twitter la seguente domanda @einaudieditore:
@einaudieditore ma il seguito/fine di 1Q84 per quando è previsto? Mi mancano una sessantina di pagine :(
Con mia enorme sorpresa arriva questa risposta:
@zeropregi devo andare a verificare se non mi hai insultato da qualche parte prima di risponderti?
ora il seguito (qua si dice storyqualchecosa)
@Einaudieditore no guarda non mi rispondere allora. Vedo che non la prendi sul personale.@zeropregi in effetti quando uno mi manda affanculo, tendo a prenderla sul personale. Mi aspetto delle scuse.@Einaudieditore non mi scuso affatto. Ho tutto il diritto di criticare una traduzione dopo aver pagato tot euro. Era un “vaffanculo” ->@Einaudieditore mica ti ho fatto le poste sotto casa. E comunque io leggo einaudieditore e non penso siano il tuo nome e cognome. Fa nulla.@Einaudieditore e comunque se vuoi ti mando nome e cognome così mi puoi querelare o sfidare a duello. Ah vero, già invitasti a insultarmi.@zeropregi ti sei comportato male e lo sai. Ammettilo.
Beh premesso che st’ultimo twit sembravano le parole di mia madre una trentina di anni fa, ammetto la mia permalosità ma rimango ugualmente basito. Evidente che il mio “avversario” è permaloso tanto quanto me, ma non posso nascondere il fastidio:
a) per essere trattato come un bambino cattivo all’alba dei 40 anni - b) perché non posso esercitare il mio diritto di critica eventuale - c) perché alla fine della fiera non ho avuto la risposta che desideravo. Mi rifarò cercando su google.
Aggiungo che trovo piuttosto assurdi i meccanismi personalistici da social network, soprattutto se questo si chiama twitter, dove molti account sono (per fortuna) celati da nickname o nomi falsi. Ritengo che chi ha qualche “ruolo” e decida di giocare su una piattaforma del genere dovrebbe mettere in conto il fatto che si può anche essere criticati o insultati (se vaffanculo lo ritenete un insulto). Ma comunque il tutto dovrebbe rimanere nella misura in cui è uno strumento con cui interagire. Chiudo con alcune parole twittate poco fa e che vale anche per me:
“Fateve una vita non un account a twitter”.
PS
@einaudieditore invece invito a rileggere di 1Q84 quando il Leader parla di bene/male.








